Un libro forse riservato ai lettori milanesi, forse anche non giovanissimi perché in parte è scritto in dialetto non sempre facilissimo da comprendere. Eppure sarebbe peccato non leggerlo, non solo per la forza poetica delle sue pagine, ma anche per il piacere di ritrovarvi il nostro recentissimo passato. In particolare l’autrice ci racconta di Milano, città dei Navigli, della mala e delle case di ringhiera non ancora ristrutturate, dei mestieri di un tempo: arrotino, carbonaio, straccivendolo e ombrellaio e dei lussi presenti dentro le belle case e nei locali più alla moda di quel periodo. Un vagabondo che non mendica, però, perché grazie ai tanti libri che ha letto racconta storie a chi le vuol sentire in cambio di una moneta. E non a caso si è scelto per soprannome Dante, come lui costretto a errare per anni nelle selve oscure raccontando storie per sopravvivere. —admin | nessun commento Milano è una selva oscura
maggio 17, 2010, 6:58 pm
Protagonista della lunga escursione attraverso la città è un anziano barbone che, negli anni ‘70 dalla mattina alla sera, cammina senza sosta esplorando vie e piazze, sottopassi e ferrovie incrociando amici e colleghi disgraziati come lui o anche peggio.
La narrazione rievoca la sua vita sfortunata che un poco alla volta, lo ha trasformato da libraio in vagabondo.
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